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	<title>Commenti per Mr Dedalus</title>
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		<title>Commenti su Ma stiamo impazzendo? di mario mastrocecco</title>
		<link>http://www.mrdedalus.com/?p=2711#comment-918</link>
		<dc:creator>mario mastrocecco</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 20:31:54 +0000</pubDate>
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		<description>Io quelle voci li sento dentro da un vita, ma lasciamo stare. Ci sono altre voci che mi fanno incazzare pure a me, quando si parla di articolo 18. 
&quot;Libertà di licenziare per motivi economici e pensioni a 67 anni: le promesse di Berlusconi all&#039;Unione Europea&quot; Questo era il titolo di un quotidiano italiano di fine ottobre 2011. 
Tutti i giornali italiani e le trasmissioni televisive hanno riportato questo, che Berlusconi aveva promesso all&#039;Unione Europea di riformare il mercato del lavoro italiano introducendo... il licenziamento per motivi economici!! E nessuno dall&#039;opposizione, nessun giornalista, gli ha posto la semplice obiezione: ma perchè oggi il licenziamento per motivi economici non c&#039;è già? se un licenziamento non ha un motivo economico, che motivo ha? un motivo personale? un motivo poitico? un motivo religioso? se un licenziamento non ha un motivo economico, ha un motivo discriminatorio, per forza, un motivo illecito. Ora uno può pensare quello che vuole, può pensare pure che si dovrebbe permettere ai datori di lavoro di licenziarti perchè tifi per l&#039;inter o perchè sei musulmano o perchè sei comunista o benecomunista o perchè sei incinta o perchè sei malato. Uno può pensare tutto questo ma lo deve dire mettendoci la faccia. Se lo fa, discuteremo la sua proposta. Ma perchè venire a dire agli italiani (e all&#039;UE) che stai per introdurre la grandissima novità di una cosa che c&#039;è già, quando invece non è quello che vuoi introdurre, ma il suo esatto contrario? E perchè i giornalisti non dicono che la proposta del governo attuale è tale e quale e detta pure con le stesse beffarde parole? perchè quei giornalisti lì volevano solo dare addosso al cattivo e distinguerlo dai buoni, ma ora, visto che al governo ci sono dei tecnici, perchè non chiediamo almeno a loro di non sparare fregnacce e dirici chiaro chiaro &quot;vogliamo dare la possibilità di non pagare o pagare pochissimo quando licenziamo qualcuno senza motivo, solo perchè ci sta sulle palle o perchè ha tenuto un comportamento che rallenta la produzione anche se quel comportamento era legittimo&quot;. PErchè di questo si tratta. Leggete l&#039;articolo 18 di cui l&#039;Autore ha correttamente riporato il testo. Vedrete che NON c&#039;è scritto cosa è la giusta causa o il giustificato motivo, ma solo quali sono le conseguenze di un licenziamento privo di esse. La giusta causa e il giustificato motivo sono previste da un&#039;altra legge, la 604 del 1966. Ma nessuno la mette in discussione. E sapete perchè? perchè quella legge prevede che chi fa un licenziamento senza motivo giusto, deve solo pagare una sanzione pari a qualche mensilità di retribuzione. Invece l&#039;art. 18 dice che lo devi rimettere al lavoro. Capito quale è il livello della discussione che si fa in questo Paese? Non discutiamo dei motivi per cui si può o non si può licenziare, facciamo finta di farlo, ma in realtà parliamo di cosa succede se fai un licenziamento che non si poteva fare, quindi sul presupposto che lo farai, anche se non potresti farlo. E&#039; come se anzichè discutere su quando un rapporto sessuale si trasforma in uno stupro e quale è il limite tra un rapporto sessuale legittimo e una violenza, discutessimo di ridurre la pena per lo stupro, dando per scontato che stupri se ne faranno ancora.
E allora trasformiamo tutta la discussione in una guerra dei buoni contro i cattivi e ognuno pensa che i cattivi sono gli altri e intanto non impariamo mai ad affrontare i problemi per quello che sono: problemi, non guerre.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io quelle voci li sento dentro da un vita, ma lasciamo stare. Ci sono altre voci che mi fanno incazzare pure a me, quando si parla di articolo 18.<br />
&#8220;Libertà di licenziare per motivi economici e pensioni a 67 anni: le promesse di Berlusconi all&#8217;Unione Europea&#8221; Questo era il titolo di un quotidiano italiano di fine ottobre 2011.<br />
Tutti i giornali italiani e le trasmissioni televisive hanno riportato questo, che Berlusconi aveva promesso all&#8217;Unione Europea di riformare il mercato del lavoro italiano introducendo&#8230; il licenziamento per motivi economici!! E nessuno dall&#8217;opposizione, nessun giornalista, gli ha posto la semplice obiezione: ma perchè oggi il licenziamento per motivi economici non c&#8217;è già? se un licenziamento non ha un motivo economico, che motivo ha? un motivo personale? un motivo poitico? un motivo religioso? se un licenziamento non ha un motivo economico, ha un motivo discriminatorio, per forza, un motivo illecito. Ora uno può pensare quello che vuole, può pensare pure che si dovrebbe permettere ai datori di lavoro di licenziarti perchè tifi per l&#8217;inter o perchè sei musulmano o perchè sei comunista o benecomunista o perchè sei incinta o perchè sei malato. Uno può pensare tutto questo ma lo deve dire mettendoci la faccia. Se lo fa, discuteremo la sua proposta. Ma perchè venire a dire agli italiani (e all&#8217;UE) che stai per introdurre la grandissima novità di una cosa che c&#8217;è già, quando invece non è quello che vuoi introdurre, ma il suo esatto contrario? E perchè i giornalisti non dicono che la proposta del governo attuale è tale e quale e detta pure con le stesse beffarde parole? perchè quei giornalisti lì volevano solo dare addosso al cattivo e distinguerlo dai buoni, ma ora, visto che al governo ci sono dei tecnici, perchè non chiediamo almeno a loro di non sparare fregnacce e dirici chiaro chiaro &#8220;vogliamo dare la possibilità di non pagare o pagare pochissimo quando licenziamo qualcuno senza motivo, solo perchè ci sta sulle palle o perchè ha tenuto un comportamento che rallenta la produzione anche se quel comportamento era legittimo&#8221;. PErchè di questo si tratta. Leggete l&#8217;articolo 18 di cui l&#8217;Autore ha correttamente riporato il testo. Vedrete che NON c&#8217;è scritto cosa è la giusta causa o il giustificato motivo, ma solo quali sono le conseguenze di un licenziamento privo di esse. La giusta causa e il giustificato motivo sono previste da un&#8217;altra legge, la 604 del 1966. Ma nessuno la mette in discussione. E sapete perchè? perchè quella legge prevede che chi fa un licenziamento senza motivo giusto, deve solo pagare una sanzione pari a qualche mensilità di retribuzione. Invece l&#8217;art. 18 dice che lo devi rimettere al lavoro. Capito quale è il livello della discussione che si fa in questo Paese? Non discutiamo dei motivi per cui si può o non si può licenziare, facciamo finta di farlo, ma in realtà parliamo di cosa succede se fai un licenziamento che non si poteva fare, quindi sul presupposto che lo farai, anche se non potresti farlo. E&#8217; come se anzichè discutere su quando un rapporto sessuale si trasforma in uno stupro e quale è il limite tra un rapporto sessuale legittimo e una violenza, discutessimo di ridurre la pena per lo stupro, dando per scontato che stupri se ne faranno ancora.<br />
E allora trasformiamo tutta la discussione in una guerra dei buoni contro i cattivi e ognuno pensa che i cattivi sono gli altri e intanto non impariamo mai ad affrontare i problemi per quello che sono: problemi, non guerre.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Un metro lungo due metri di pietro spina</title>
		<link>http://www.mrdedalus.com/?p=2682#comment-911</link>
		<dc:creator>pietro spina</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 12:41:10 +0000</pubDate>
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		<description>Aristotele says : &quot;In ogni cosa, dunque, che sia continua, cioè divisibile, è possibile prendere il più, il meno e l’uguale, e questo sia secondo la cosa stessa sia in rapporto a noi: l’uguale è qualcosa di mezzo tra eccesso e difetto. Chiamo, poi, [30] mezzo della cosa ciò che è equidistante da ciascuno degli estremi, e ciò è uno e identico per tutti; e mezzo rispetto a noi ciò che non è né in eccesso né in difetto: ma questo non è uno né identico per tutti. Per esempio, se dieci è tanto e due è poco, come mezzo secondo la cosa si prende sei, giacché esso supera ed è superato in uguale misura. [35] E questo è un mezzo secondo la proporzione aritmetica. Invece, il mezzo in rapporto a noi non deve essere preso in questo modo: [1106b] infatti, se per un individuo dieci mine di cibo sono molto e due sono poco, non per questo il maestro di ginnastica prescriverà sei mine: infatti, può darsi che anche questa quantità, per chi deve ingerirla, sia troppo grande oppure troppo piccola: infatti per Milone sarebbe poco, per un principiante di ginnastica sarebbe molto.&quot; Etica Nicomachea, Lib. II, cap. VI</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Aristotele says : &#8220;In ogni cosa, dunque, che sia continua, cioè divisibile, è possibile prendere il più, il meno e l’uguale, e questo sia secondo la cosa stessa sia in rapporto a noi: l’uguale è qualcosa di mezzo tra eccesso e difetto. Chiamo, poi, [30] mezzo della cosa ciò che è equidistante da ciascuno degli estremi, e ciò è uno e identico per tutti; e mezzo rispetto a noi ciò che non è né in eccesso né in difetto: ma questo non è uno né identico per tutti. Per esempio, se dieci è tanto e due è poco, come mezzo secondo la cosa si prende sei, giacché esso supera ed è superato in uguale misura. [35] E questo è un mezzo secondo la proporzione aritmetica. Invece, il mezzo in rapporto a noi non deve essere preso in questo modo: [1106b] infatti, se per un individuo dieci mine di cibo sono molto e due sono poco, non per questo il maestro di ginnastica prescriverà sei mine: infatti, può darsi che anche questa quantità, per chi deve ingerirla, sia troppo grande oppure troppo piccola: infatti per Milone sarebbe poco, per un principiante di ginnastica sarebbe molto.&#8221; Etica Nicomachea, Lib. II, cap. VI</p>
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	<item>
		<title>Commenti su Un metro lungo due metri di pietro spina</title>
		<link>http://www.mrdedalus.com/?p=2682#comment-910</link>
		<dc:creator>pietro spina</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 12:32:45 +0000</pubDate>
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		<description>Aristotele says: Not in my name</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Aristotele says: Not in my name</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su La calata di Maiore di roberto nobile</title>
		<link>http://www.mrdedalus.com/?p=2619#comment-871</link>
		<dc:creator>roberto nobile</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 21:40:04 +0000</pubDate>
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		<description>bella veramente!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>bella veramente!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Le nuove macchine nelle nuove fabbriche di pietro spina</title>
		<link>http://www.mrdedalus.com/?p=2605#comment-845</link>
		<dc:creator>pietro spina</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 12:40:57 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;esercizio dell&#039;industria, feudale o corporativo, in uso fino allora non bastava più al fabbisogno che aumentava con i nuovi mercati. Al suo posto subentrò la manifattura. Il medio ceto industriale soppiantò i maestri artigiani; la divisione del lavoro fra le diverse corporazioni scomparve davanti alla divisione del lavoro nella singola officina stessa.
Ma i mercati crescevano sempre, il fabbisogno saliva sempre. Neppure la manifattura era più sufficiente. Allora il vapore e le macchine rivoluzionarono la produzione industriale. All&#039;industria manifatturiera subentrò la grande industria moderna; al ceto medio industriale subentrarono i milionari dell&#039;industria, i capi di interi eserciti industriali, i borghesi moderni.

La grande industria ha creato quel mercato mondiale, ch&#039;era stato preparato dalla scoperta dell&#039;America. Il mercato mondiale ha dato uno sviluppo immenso al commercio, alla navigazione, alle comunicazioni per via di terra. Questo sviluppo ha reagito a sua volta sull&#039;espansione dell&#039;industria, e nella stessa misura in cui si estendevano industria, commercio, navigazione, ferrovie, si è sviluppata la borghesia, ha accresciuto i suoi capitali e ha respinto nel retroscena tutte le classi tramandate dal medioevo. (...)
La borghesia ha avuto nella storia una parte sommamente rivoluzionaria.
Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l&#039;uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo «pagamento in contanti». Ha affogato nell&#039;acqua gelida del calcolo egoistico i sacri brividi dell&#039;esaltazione devota, dell&#039;entusiasmo cavalleresco, della malinconia filistea. Ha disciolto la dignità personale nel valore di scambio e al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli. In una parola: ha messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello sfruttamento mascherato d&#039;illusioni religiose e politiche.
(...)

La borghesia ha svelato come la brutale manifestazione di forza che la reazione ammira tanto nel medioevo, avesse la sua appropriata integrazione nella più pigra infingardaggine. Solo la borghesia ha dimostrato che cosa possa compiere l&#039;attività dell&#039;uomo. Essa ha compiuto ben altre meraviglie che le piramidi egiziane, acquedotti romani e cattedrali gotiche, ha portato a termine ben altre spedizioni che le migrazioni dei popoli e le crociate.
(...)
La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali. Prima condizione di esistenza di tutte le classi industriali precedenti era invece l&#039;immutato mantenimento del vecchio sistema di produzione.(..)
Con lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha dato un&#039;impronta cosmopolitica alla produzione e al consumo di tutti i paesi. Ha tolto di sotto i piedi dell&#039;industria il suo terreno nazionale, con gran rammarico dei reazionari. Le antichissime industrie nazionali sono state distrutte, e ancora adesso vengono distrutte ogni giorno. Vengono soppiantate da industrie nuove, la cui introduzione diventa questione di vita o di morte per tutte le nazioni civili,...(...) E come per la produzione materiale, così per quella intellettuale. I prodotti intellettuali delle singole nazioni divengono bene comune. L&#039;unilateralità e la ristrettezza nazionali divengono sempre più impossibili, e dalle molte letterature nazionali e locali si forma una letteratura mondiale.(...)
Con il rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, con le comunicazioni infinitamente 
agevolate, la borghesia trascina nella civiltà tutte le nazioni, anche le più barbare. I bassi prezzi 
delle sue merci sono l&#039;artiglieria pesante con la quale spiana tutte le muraglie cinesi, con la quale costringe alla capitolazione la più tenace xenofobia dei barbari. (...)
Durante il suo dominio di classe appena secolare la borghesia ha creato forze produttive in massa molto maggiore e più colossali che non avessero mai fatto tutte insieme le altre generazioni del passato. Il soggiogamento delle forze naturali, le macchine, l&#039;applicazione della chimica all&#039;industria e all&#039;agricoltura, la navigazione a vapore, le ferrovie, i telegrafi elettrici, il dissodamento d&#039;interi continenti, la navigabilità dei fiumi, popolazioni intere sorte quasi per incanto dal suolo -quale dei secoli antecedenti immaginava che nel grembo del lavoro sociale stessero sopite tali forze produttive?
(K. Marx e F. Engels, Il manifesto del Partito Comunista, 1848)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;esercizio dell&#8217;industria, feudale o corporativo, in uso fino allora non bastava più al fabbisogno che aumentava con i nuovi mercati. Al suo posto subentrò la manifattura. Il medio ceto industriale soppiantò i maestri artigiani; la divisione del lavoro fra le diverse corporazioni scomparve davanti alla divisione del lavoro nella singola officina stessa.<br />
Ma i mercati crescevano sempre, il fabbisogno saliva sempre. Neppure la manifattura era più sufficiente. Allora il vapore e le macchine rivoluzionarono la produzione industriale. All&#8217;industria manifatturiera subentrò la grande industria moderna; al ceto medio industriale subentrarono i milionari dell&#8217;industria, i capi di interi eserciti industriali, i borghesi moderni.</p>
<p>La grande industria ha creato quel mercato mondiale, ch&#8217;era stato preparato dalla scoperta dell&#8217;America. Il mercato mondiale ha dato uno sviluppo immenso al commercio, alla navigazione, alle comunicazioni per via di terra. Questo sviluppo ha reagito a sua volta sull&#8217;espansione dell&#8217;industria, e nella stessa misura in cui si estendevano industria, commercio, navigazione, ferrovie, si è sviluppata la borghesia, ha accresciuto i suoi capitali e ha respinto nel retroscena tutte le classi tramandate dal medioevo. (&#8230;)<br />
La borghesia ha avuto nella storia una parte sommamente rivoluzionaria.<br />
Dove ha raggiunto il dominio, la borghesia ha distrutto tutte le condizioni di vita feudali, patriarcali, idilliche. Ha lacerato spietatamente tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l&#8217;uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo «pagamento in contanti». Ha affogato nell&#8217;acqua gelida del calcolo egoistico i sacri brividi dell&#8217;esaltazione devota, dell&#8217;entusiasmo cavalleresco, della malinconia filistea. Ha disciolto la dignità personale nel valore di scambio e al posto delle innumerevoli libertà patentate e onestamente conquistate, ha messo, unica, la libertà di commercio priva di scrupoli. In una parola: ha messo lo sfruttamento aperto, spudorato, diretto e arido al posto dello sfruttamento mascherato d&#8217;illusioni religiose e politiche.<br />
(&#8230;)</p>
<p>La borghesia ha svelato come la brutale manifestazione di forza che la reazione ammira tanto nel medioevo, avesse la sua appropriata integrazione nella più pigra infingardaggine. Solo la borghesia ha dimostrato che cosa possa compiere l&#8217;attività dell&#8217;uomo. Essa ha compiuto ben altre meraviglie che le piramidi egiziane, acquedotti romani e cattedrali gotiche, ha portato a termine ben altre spedizioni che le migrazioni dei popoli e le crociate.<br />
(&#8230;)<br />
La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione, dunque tutti i rapporti sociali. Prima condizione di esistenza di tutte le classi industriali precedenti era invece l&#8217;immutato mantenimento del vecchio sistema di produzione.(..)<br />
Con lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha dato un&#8217;impronta cosmopolitica alla produzione e al consumo di tutti i paesi. Ha tolto di sotto i piedi dell&#8217;industria il suo terreno nazionale, con gran rammarico dei reazionari. Le antichissime industrie nazionali sono state distrutte, e ancora adesso vengono distrutte ogni giorno. Vengono soppiantate da industrie nuove, la cui introduzione diventa questione di vita o di morte per tutte le nazioni civili,&#8230;(&#8230;) E come per la produzione materiale, così per quella intellettuale. I prodotti intellettuali delle singole nazioni divengono bene comune. L&#8217;unilateralità e la ristrettezza nazionali divengono sempre più impossibili, e dalle molte letterature nazionali e locali si forma una letteratura mondiale.(&#8230;)<br />
Con il rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, con le comunicazioni infinitamente<br />
agevolate, la borghesia trascina nella civiltà tutte le nazioni, anche le più barbare. I bassi prezzi<br />
delle sue merci sono l&#8217;artiglieria pesante con la quale spiana tutte le muraglie cinesi, con la quale costringe alla capitolazione la più tenace xenofobia dei barbari. (&#8230;)<br />
Durante il suo dominio di classe appena secolare la borghesia ha creato forze produttive in massa molto maggiore e più colossali che non avessero mai fatto tutte insieme le altre generazioni del passato. Il soggiogamento delle forze naturali, le macchine, l&#8217;applicazione della chimica all&#8217;industria e all&#8217;agricoltura, la navigazione a vapore, le ferrovie, i telegrafi elettrici, il dissodamento d&#8217;interi continenti, la navigabilità dei fiumi, popolazioni intere sorte quasi per incanto dal suolo -quale dei secoli antecedenti immaginava che nel grembo del lavoro sociale stessero sopite tali forze produttive?<br />
(K. Marx e F. Engels, Il manifesto del Partito Comunista, 1848)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su A volte sono così smarrito di Fiordaliso</title>
		<link>http://www.mrdedalus.com/?p=1223#comment-843</link>
		<dc:creator>Fiordaliso</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 03:07:55 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;ho condiviso su facebook!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho condiviso su facebook!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Le nuove macchine nelle nuove fabbriche di Walter</title>
		<link>http://www.mrdedalus.com/?p=2605#comment-839</link>
		<dc:creator>Walter</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 16:04:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.mrdedalus.com/?p=2605#comment-839</guid>
		<description>John Stuart Mill dice nei suoi  Principi d’economia politica: «È dubbio se tutte le invenzioni meccaniche fatte finora abbiano alleviato la fatica quotidiana d’un qualsiasi essere umano». Ma questo non è neppure lo scopo del macchinario, quando è usato capitalisticamente. Come ogni altro sviluppo della forza produttiva del lavoro, il macchinario ha il compito di ridurre le merci più a buon mercato ed abbreviare quella parte della giornata lavorativa che l’operaio usa per se stesso, per prolungare quell’altra parte della giornata lavorativa che l’operaio dà gratuitamente al capitalista e un mezzo per la produzione di plusvalore.
(K. Marx, Il Capitale, Libro I, Capitolo 13 “Macchine e grande industria”)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>John Stuart Mill dice nei suoi  Principi d’economia politica: «È dubbio se tutte le invenzioni meccaniche fatte finora abbiano alleviato la fatica quotidiana d’un qualsiasi essere umano». Ma questo non è neppure lo scopo del macchinario, quando è usato capitalisticamente. Come ogni altro sviluppo della forza produttiva del lavoro, il macchinario ha il compito di ridurre le merci più a buon mercato ed abbreviare quella parte della giornata lavorativa che l’operaio usa per se stesso, per prolungare quell’altra parte della giornata lavorativa che l’operaio dà gratuitamente al capitalista e un mezzo per la produzione di plusvalore.<br />
(K. Marx, Il Capitale, Libro I, Capitolo 13 “Macchine e grande industria”)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Missioni impossibili di Mauro</title>
		<link>http://www.mrdedalus.com/?p=2587#comment-823</link>
		<dc:creator>Mauro</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 16:05:06 +0000</pubDate>
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		<description>ma no, non era meglio quando si stava peggio e non era meglio quando ognuno stava al suo posto. 
era meglio se la total (e non solo la total) evitava di fare affari con una dittatura militare. ed era meglio se bridges - che pure era animato da buone intenzioni (come può non esserlo chi dedica tanto interesse alla lingua di un popolo?) - evitava di imporre stili di vita sui cui effetti, magari, avrebbe potuto interrogarsi. 
a pensarci bene, era anche meglio se, imbarcati su un catamarano che ruotava di 360° di fronte ad ogni isola (sia essa di pinguini, leoni marini, ecc...), i turisti compulsivi aspettavano di trovarsi sul lato giusto per scattare foto anziché accalcarsi uno sopra l&#039;altro a prua, a poppa, sul fianco destro e poi su quello sinistro.
non sto mica dicendo di viver come bruti... solo che per &quot;seguire virtute e canoscenza&quot; bisogna sforzarsi almeno un po&#039;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ma no, non era meglio quando si stava peggio e non era meglio quando ognuno stava al suo posto.<br />
era meglio se la total (e non solo la total) evitava di fare affari con una dittatura militare. ed era meglio se bridges &#8211; che pure era animato da buone intenzioni (come può non esserlo chi dedica tanto interesse alla lingua di un popolo?) &#8211; evitava di imporre stili di vita sui cui effetti, magari, avrebbe potuto interrogarsi.<br />
a pensarci bene, era anche meglio se, imbarcati su un catamarano che ruotava di 360° di fronte ad ogni isola (sia essa di pinguini, leoni marini, ecc&#8230;), i turisti compulsivi aspettavano di trovarsi sul lato giusto per scattare foto anziché accalcarsi uno sopra l&#8217;altro a prua, a poppa, sul fianco destro e poi su quello sinistro.<br />
non sto mica dicendo di viver come bruti&#8230; solo che per &#8220;seguire virtute e canoscenza&#8221; bisogna sforzarsi almeno un po&#8217;.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Missioni impossibili di Pietro Spina</title>
		<link>http://www.mrdedalus.com/?p=2587#comment-822</link>
		<dc:creator>Pietro Spina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:09:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.mrdedalus.com/?p=2587#comment-822</guid>
		<description>Eh sì, era meglio se a questo mondo ci stavamo ognuno al posto suo, nel suo spicchio di mondo, ad adorare ognuno i suoi dei e a sposare ognuno le sue mogli e a cospargersi ognuno del grasso dei propri buoi, invece che andare a rompersi le corna nei paesi altrui, in capo (o in culo) al mondo, ad esportare democrazia, vestiti, missioni e compagnie petrolifere e a guardare animali per i quali la nostra lingua non ha nemmeno un nome. Maledetti occhi magellanici, che per puro desiderio di stupirsi si avventurano in terre incognite (per loro) a dare nomi a cose città piante animali che nomi avevano già, pensando, sol per questo, di potersi chiamare esploratori. 
C&#039;è mai stato un esploratore non occidentale che abbia &quot;scoperto&quot; l&#039;occidente? Un Marco Polo cinese che ha scoperto Roma? Un Vasco de Gama indio che ha scoperto Parigi? Certo che no!
Maledetti buoni viaggiatori eurocentrici e maledetto pure quello che disse che fatti non fummo a viver come bruti, sicuramente lo pagava la Total</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Eh sì, era meglio se a questo mondo ci stavamo ognuno al posto suo, nel suo spicchio di mondo, ad adorare ognuno i suoi dei e a sposare ognuno le sue mogli e a cospargersi ognuno del grasso dei propri buoi, invece che andare a rompersi le corna nei paesi altrui, in capo (o in culo) al mondo, ad esportare democrazia, vestiti, missioni e compagnie petrolifere e a guardare animali per i quali la nostra lingua non ha nemmeno un nome. Maledetti occhi magellanici, che per puro desiderio di stupirsi si avventurano in terre incognite (per loro) a dare nomi a cose città piante animali che nomi avevano già, pensando, sol per questo, di potersi chiamare esploratori.<br />
C&#8217;è mai stato un esploratore non occidentale che abbia &#8220;scoperto&#8221; l&#8217;occidente? Un Marco Polo cinese che ha scoperto Roma? Un Vasco de Gama indio che ha scoperto Parigi? Certo che no!<br />
Maledetti buoni viaggiatori eurocentrici e maledetto pure quello che disse che fatti non fummo a viver come bruti, sicuramente lo pagava la Total</p>
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		<title>Commenti su Quante donne sei? di Simona</title>
		<link>http://www.mrdedalus.com/?p=2498#comment-615</link>
		<dc:creator>Simona</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 15:42:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.mrdedalus.com/?p=2498#comment-615</guid>
		<description>Io non compro più calze Omsa, Golden Lady, Filodoro eccetera. E&#039; in corso una campagna che si chiama Boicotta OMSA, forse l&#039;avete vista, invita a non comprare i marchi Golden Lady visto che vogliono licenziare 350 dipendenti (320 donne). 
Ci sono un sacco di piccole aziende che vendono calze made in italy perché veramente prodotte in Italia. Cerchiamole e compriamo da loro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io non compro più calze Omsa, Golden Lady, Filodoro eccetera. E&#8217; in corso una campagna che si chiama Boicotta OMSA, forse l&#8217;avete vista, invita a non comprare i marchi Golden Lady visto che vogliono licenziare 350 dipendenti (320 donne).<br />
Ci sono un sacco di piccole aziende che vendono calze made in italy perché veramente prodotte in Italia. Cerchiamole e compriamo da loro.</p>
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