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	<title>Mr Dedalus</title>
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		<title>Neologissimi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 07:08:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro Orletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiacchiere e distintivo]]></category>

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		<description><![CDATA[strepposia [strep-po-sìa] s.f. (pl. -sie) Reazione di intolleranza determinata da un’attesa ripetutamente frustrata ed aggravata dall’interferire di circostanze sfavorevoli. Es. Un giorno che la televisione era rimasta accesa, mentre cercava di aprire un barattolo di cetriolini dello Spreewald, Bonarelli sentì &#8230; <a href="http://www.mrdedalus.com/?p=2901">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>strepposia</strong> [strep-po-sìa] s.f. (pl. -sie)<br />
Reazione di intolleranza determinata da un’attesa ripetutamente frustrata ed aggravata dall’interferire di circostanze sfavorevoli.</p>
<p>Es. Un giorno che la televisione era rimasta accesa, mentre cercava di aprire un barattolo di cetriolini dello Spreewald, Bonarelli sentì che in un programma a quiz facevano la seguente domanda : L’imperatore Carlo V trascorse gran parte della vita viaggiando nei suoi domini. In quanti letti ha dormito? 2000 – 2500 – 3000 – 3500. Tremila! pensò d’impulso Bonarelli, che andò a piazzarsi davanti al televisore per verificare l’esattezza della sua illuminazione. Il concorrente però, dopo un ragionamento estenuante durato dei quarti d’ora, chiese prima l&#8217;aiuto del pubblico e poi, siccome non era ancora convinto, la telefonata a casa. E a quel punto gli venne una tale <em>strepposia</em>, a Bonarelli, che appena si accorse di avere fra le mani il barattolo di cetriolini ancora sigillato lo scagliò contro il televisore facendolo cadere a terra e fracassandolo in tremilacinquecento pezzi.</p>
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		<title>Tecnici</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 06:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asilo politico]]></category>

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		<description><![CDATA[[Topolino, n. 1956 del 23 maggio 1993] <a href="http://www.mrdedalus.com/?p=2895">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/05/topolino1.jpg"><img src="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/05/topolino1.jpg" alt="" title="topolino" width="631" height="702" class="aligncenter size-full wp-image-2899" /></a><br />
[Topolino, n. 1956 del 23 maggio 1993]</p>
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		<title>Chi cerca cerca</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 07:20:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Asilo politico]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/05/diversamenteoccupati.jpg"><img src="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/05/diversamenteoccupati.jpg" alt="" title="diversamenteoccupati" width="600" height="340" class="aligncenter size-full wp-image-2893" /></a></p>
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		<title>Jacques il fatalista e il suo padrone</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 16:53:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>

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		<description><![CDATA[[<strong>Denis Diderot</strong>, <em>Jacques il fatalista e il suo padrone</em>, l'Unità/Einaudi 1992] <a href="http://www.mrdedalus.com/?p=2887">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/05/Jacques-il-fatalista1.jpg"><img src="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/05/Jacques-il-fatalista1.jpg" alt="" title="Jacques il fatalista" width="181" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-2888" /></a>Come s&#8217;erano incontrati? Per caso, come tutti. Come si chiamavano? Che v&#8217;importa? Di dove venivano? Dal luogo più vicino. Dove andavano? Si sa forse dove si va? Che dicevano? Il padrone non diceva niente; e Jacques diceva che il suo capitano diceva  che tutto ciò che quaggiù ci accade di bene e di male, era scritto lassù.<br />
IL PADRONE: E&#8217; un gran detto questo.<br />
JACQUES: Il mio capitano aggiungeva che ogni palla che parte da un fucile ha il suo indirizzo.<br />
IL PADRONE: E aveva ragione&#8230;<br />
Dopo una corta pausa, Jacques esclamò: &#8211; Il diavolo si porte l&#8217;oste e la sua osteria!</p>
<p>[<strong>Denis Diderot</strong>, <em>Jacques il fatalista e il suo padrone</em>, l'Unità/Einaudi 1992]</p>
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		<title>Legge Merlin</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 14:33:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Rabito</dc:creator>
				<category><![CDATA[ControVersi]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ci stavo io, nel 56, il Casino funzionava ancora a Comiso vicino alla Stazione Ferroviaria dove una volta vidi uno spararsi in testa un colpo di pistola, quel giorno proprio che mia madre mi cercava come una pazza per &#8230; <a href="http://www.mrdedalus.com/?p=2885">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ci stavo io, nel 56, il Casino<br />
funzionava ancora a Comiso vicino alla<br />
Stazione Ferroviaria dove una volta vidi<br />
uno spararsi in testa un colpo di pistola,<br />
quel giorno proprio che mia madre mi<br />
cercava come una pazza per tutto il paese<br />
senza  che mai mi trovava.<br />
Sara la Patava ne era la maitresse, ch’era<br />
di Chiaramonte; che poi dopo la legge Merlin<br />
se n’andò a stare in campagna, alle Pezze,<br />
col figlio deficiente.<br />
Cosi chiusero le Case e per noi, crescendo,<br />
non ci fu proprio nessuno da cui andare.<br />
C’era la storia della Buccherese, detta la<br />
“Sessantrè”, che dice lavorava ogni<br />
tanto alla Pineta, ma io non l’ho mai vista;<br />
e per la madre di Tuccio Gulino, la lattaia,<br />
che dice faceva vedere il culo su richiesta,<br />
in verità non ho mai visto neanche questo.<br />
Mi toccò andare a Vittoria a sverginarmi<br />
con la seicento “pane e pasta” di Antonello<br />
Savasta, il panettiere. Fu tuttaltro che un<br />
piacere: la mia puttana era stronza, volgare,<br />
e mi trattò come una specie d’impotente,<br />
almeno così quella volta mi parve di sembrare.<br />
Non  riuscii infatti neanche a terminare e me ne<br />
tornai a casa da solo, deluso, a piedi, avvilito<br />
e pergiunta sotto un temporale!</p>
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		<title>Cattivo poeta</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 05:40:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>

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		<description><![CDATA[[<strong>Denis Diderot</strong>, <em>Jacques il fatalista e il suo padrone</em>, l'Unità/Einaudi 1992] <a href="http://www.mrdedalus.com/?p=2880">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/05/Jacques-il-fatalista.jpg"><img src="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/05/Jacques-il-fatalista.jpg" alt="" title="Jacques il fatalista" width="181" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-2882" /></a>Lessi dunque i versi del mio giovane poeta e gli dissi: Non solo i vostri versi sono cattivi, ma mi è dimostrato che non ne farete mai buoni.<br />
- Bisognerà dunque che ne faccia di cattivi; poiché non saprei impedirmi di farne.<br />
- Che terribile maledizione! Immaginate, signore, in quale avvilimento cadrete? Né gli dei, né gli uomini, né le colonne hanno mai perdonato la mediocrità ai poeti: è Orazio che l&#8217;ha detto.<br />
- Lo so.<br />
- Siete ricco?<br />
- No.<br />
- Siete povero?<br />
- Poverissimo.<br />
- Aggiungerete così alla povertà il ridicolo di cattivo poeta; avrete perduto tutta la vostra vita, sarete vecchio. Vecchio, povero e cattivo poeta, ah! signore, che figura!<br />
- Capisco, ma ci sono portato mio malgrado&#8230; (Qui Jacques avrebbe detto: Ma è scritto lassù).<br />
- Avete i genitori?<br />
- Li ho.<br />
- Qual è la loro professione?<br />
- Sono gioiellieri.<br />
- Farebbero qualcosa per voi?<br />
- Forse.<br />
- Ebbene! Andata a trovare i vostri genitori, proponete loro di prestarvi un po&#8217; di gioielli. Imbarcatevi per Pondichery; farete cattivi versi per via; una volta arrivato farete fortuna. Fatto fortuna, tornerete a far qui cattivi versi quanto vi piacerà, purché non li facciate stampare, poiché non bisogna rovinare nessuno&#8230;<br />
Erano circa dodici anni che avevo dato questo consiglio al giovanotto, quando questi mi apparve; io non lo riconoscevo. Sono io, signore, mi disse, che voi avete mandato a Pondichery. Ci sono stato, ho messo insieme laggiù circa centomila franchi. Sono tornato; mi sono rimesso a far versi, ed eccone alcuni che vi porto&#8230; Sono sempre cattivi.<br />
- Sempre; ma la vostra sorte è regolata e acconsento a che continuiate a far cattivi versi.<br />
- E&#8217; proprio la mia intenzione.</p>
<p>[<strong>Denis Diderot</strong>, <em>Jacques il fatalista e il suo padrone</em>, l'Unità/Einaudi 1992]</p>
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		<title>La riga ai calzoni</title>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 10:04:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>

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		<description><![CDATA[[<strong>Raffaello Baldini</strong>, <em>Zitti tutti!</em>, Einaudi 1998] <a href="http://www.mrdedalus.com/?p=2866">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/05/Zitti-tutti1.jpg"><img src="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/05/Zitti-tutti1.jpg" alt="" title="Zitti tutti" width="199" height="287" class="aligncenter size-full wp-image-2869" /></a>te non lo sai? a te ti va bene tutto, allora sei un bamboccio, non ti può andar bene tutto, dice bisogna andare alla moda, bisogna andare dove? che mi viene un nervoso, non siamo mica in caserma, d’andare vestiti tutti uguale, che io quelli che stanno alla moda, mi ricordo Fabio Morri, coglione, ti veniva vicino, senti questa stoffa, senti, senti che roba, senti, ti piace il disegno? bello, eh? che io, sì, ci tenevo anch’io, ma non andare leccato, da dare nell’occhio, a me non m’è mai piaciuto, io i vestiti nuovi non me li sono mai messi la domenica, un mercoledì, un sabato, un giorno purchessia, senza darci peso, e la riga ai calzoni, quella sì, la riga ai calzoni, dritta, con mia mamma delle litigate, dovevano cader giù, a piombo, che adesso invece litigano se c’è, non ci dev’esser la riga ai calzoni, io dico che sono diventati tutti matti. </p>
<p>[<strong>Raffaello Baldini</strong>, <em>Zitti tutti!</em>, Einaudi, 1998]</p>
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		<title>Ringraziamento dall&#8217;ospedale psichiatrico</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 12:40:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[ControVersi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.mrdedalus.com/?p=2861</guid>
		<description><![CDATA[[<strong>Aldo Luis Novelli</strong>, <em>Ringraziamento dall'ospedale psichiatrico</em>, traduzione di Carlo Bordini]
 <a href="http://www.mrdedalus.com/?p=2861">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>a J. Fijman y A. Artaud in memoriam</em></p>
<p>Ringrazio l&#8217;oscurità<br />
che mi lascia vedere chiaramente il mondo.<br />
Ringrazio gli amici che non sono mai venuti.<br />
Ringrazio le donne che mi hanno abbandonato<br />
perché impazzissi solo.<br />
Ringrazio la luna<br />
che parla con me<br />
quando nessuno mi parla.<br />
Ringrazio il sole che non c&#8217;è mai<br />
salvo quando usciamo in cortile<br />
a trascinare i piedi e sbaviamo.<br />
Ringrazio l&#8217;imbottitura delle pareti<br />
che mi protegge la testa.<br />
Ringrazio l&#8217;infermiere<br />
che mi dà la pasticca azzurra<br />
e la verde e la rossa<br />
e questa maledetta pasticca bianca come un confetto<br />
che non prendo mai<br />
e che mi ficco nel culo.<br />
Ringrazio l&#8217;altro infermiere<br />
che mi dà carta e matita<br />
perché io scriva le mie poesie di pazzia<br />
e resista alla morte.<br />
Ringrazio le due scimmie<br />
che mi fanno l&#8217;elettroshoc<br />
quando mi altero un poco/<br />
per bruciare lentamente i miei neuroni<br />
che però ancora resistono<br />
così che lo sappiano<br />
i gorilla figli di puttana:<br />
scrivo ancora la mia sporca poesia.</p>
<p>[<a href="http://www.elortiba.org/aldonov.html">Aldo Luis Novelli</a>, traduzione di Carlo Bordini]</p>
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		<title>Api</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 08:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>

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		<description><![CDATA[[<strong>Voltaire</strong>, <em>Dizionario filosofico</em>, Mondadori 1968]  <a href="http://www.mrdedalus.com/?p=2857">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/04/Dizionario-filosofico2.jpg"><img src="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/04/Dizionario-filosofico2.jpg" alt="" title="Dizionario filosofico" width="211" height="331" class="aligncenter size-full wp-image-2859" /></a>Il bue Api era adorato Menfi come dio, come simbolo, o come bue? E&#8217; da credere che i fanatici vedessero in lui Dio, i saggi soltanto un simbolo, e che il popolo ignorante adorasse il bue. Cambise fece bene quando, conquistato l&#8217;Egitto, uccise questo bue di propria mano? E perché no? Fece così vedere agli imbecilli che si poteva mettere il loro Dio allo spiedo senza che la Natura si sollevasse per vendicare un tal sacrilegio. Si suole esaltare parecchio gli Egiziani. Io non conosco popolo più spregevole: bisogna pensare che ci fosse nel loro carattere e nel loro governo un vizio radicale che li ha sempre tenuti in una vile schiavitù. Ammetto che in tempi a noi quasi ignoti essi abbiano potuto conquistare il mondo; ma nelle epoche storiche essi sono stati assoggettati da tutti quelli che han voluto farne la prova: dagli Assiri, dai Greci, dai Romani, dagli Arabi, dai Mammalucchi, dai Turchi, e insomma da tutti, salvo dai nostri Crociati, atteso che questi ultimi erano più storditi di quanto gli Egiziani fossero vili; e poi quelle che batterono i franchi erano le truppe dei Mammalucchi. Non ci sono forse che due cose passabili in questa nazione: la prima, che adorando un bue non vollero mai obbligare quelli che adoravano una scimmia a cambiar religione; la seconda, che essi hanno sempre covato le uova di gallina nei forni.</p>
<p>[<strong>Voltaire</strong>, <em>Dizionario filosofico</em>, Mondadori 1968] </p>
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		<title>Ambiente Montano</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 15:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mauro Orletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dopo il temporale]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra il 160 e il 180 d.C., sotto Marco Aurelio, l&#8217;impero romano viveva tempi difficilissimi. C&#8217;erano alluvioni, scoppiavano carestie, imperversavano guerre. La peste faceva più vittime di alluvioni carestie e guerre messe insieme. C&#8217;era poco da stare allegri. Infatti fra &#8230; <a href="http://www.mrdedalus.com/?p=2845">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/04/Montano22.jpg"><img src="http://www.mrdedalus.com/wp-content/uploads/2012/04/Montano22.jpg" alt="" title="Montano2" width="241" height="328" class="aligncenter size-full wp-image-2852" /></a>Fra il 160 e il 180 d.C., sotto Marco Aurelio, l&#8217;impero romano viveva tempi difficilissimi. C&#8217;erano alluvioni, scoppiavano carestie, imperversavano guerre. La peste faceva più vittime di alluvioni carestie e guerre messe insieme. C&#8217;era poco da stare allegri. Infatti fra il 160 e il 180 d.C. erano tutti abbastanza tristi e molto preoccupati per un futuro che, da qualunque lato lo si guardasse, appariva nero.<br />
In quello stesso periodo, però, un ex sacerdote della dea Cibele aveva iniziato a predicare cose un po&#8217; diverse, cose in cui il futuro – nero o roseo che fosse – c&#8217;entrava fino ad un certo punto. Perchè questo ex sacerdote convertitosi al cristianesimo diceva a tutti di aver avuto della visioni che profetizzavano, in modo inequivocabile, l&#8217;imminente ritorno di Cristo sulla terra (parusia). Questione di pochi mesi, un anno tutt&#8217;al più, ma insomma, il dado era tratto.<br />
Stando così le cose, davvero non aveva senso preoccuparsi per le sorti del mondo. All&#8217;epoca invece, un po&#8217; per l&#8217;abbondanza di alluvioni carestie e guerre, un po&#8217; perchè l&#8217;Apocalisse di Giovanni era diventato una specie di bestseller, erano tutti terribilmente preoccupati dal futuro.<br />
Montano, invece, continuava a ripetere che andava tutto bene, che bisognava solo prepararsi degnamente alla venuta di Cristo. Per farlo era necessario pensare al presente e non al futuro. E nel presente si dovevano osservare certe regole di comportamento, come la regola della castità assoluta o quella del digiuno o ancora quella dell&#8217;autodenuncia. Le malalingue dicevano che per Montano non era un grosso sacrificio rispettare la prima visto che, durante una cerimonia in onore della dea Cibele, si era evirato con una pietra appuntita. Rispettare la seconda era invece di gran lunga più difficile ed infatti Montano fu costretto a rivedere le proprie posizioni. All&#8217;inizio – convinto che la parusia fosse questione di mesi, forse nemmeno di mesi, di qualche settimana – diceva che bisognava digiunare ininterrottamente fino alla venuta di Cristo. Poi, dato che Cristo faceva un po&#8217; tardi, disse che bastavano due mezze giornate ogni settimana più due settimane consecutive durante le quali era permesso mangiare solo cibi asciutti. Una buona preparazione al ritorno di Cristo, per la quale rimaneva pochissimo tempo, richiedeva infine l&#8217;accettazione delle persecuzioni anticristiane. Anzi, quando se ne aveva l&#8217;occasione, bisognava correre ad autodenunciarsi.<br />
A questo punto si potrebbe pensare che Montano fosse una specie di predicatore pazzo e che tale venisse considerato dagli uomini del suo tempo. Invece no. Aveva molti seguaci e quasi tutti praticavano l&#8217;astinenza, osservavano il digiuno e ogni tanto, come racconta lo stesso Marco Aurelio, si gettavano nelle arene dei gladiatori urlando &#8220;Uccidimi, sono un cristiano!&#8221;.<br />
E poi c&#8217;erano due profetesse, Massimilla e Priscilla, anche loro convinte della prossima venuta di Cristo. Dove andava Montano andavano anche loro. Quello che predicava Montano predicavano anche loro. Se lui andava in estasi e parlava per mezzo dello Spirito Santo, loro facevano uguale. Dicevano di essere l&#8217;incarnazione di Cristo. Dicevano che Pepuza sarebbe diventata la seconda Gerusalemme in terra.<br />
E perciò i Cenones, ossia i patriarchi &#8211; che nella gerarchia del montanismo stavano perfino sopra i vescovi &#8211; andavano a vivere a Pepuza perché secondo loro vivere in qualunque altra parte del mondo era una cosa da idioti[1]. E qui, nella piana che si estendeva fino a Tymion, organizzavano dei riti di massa dove i profeti andavano in estasi e parlavano per bocca dello Spirito Santo. Le malelingue diffondevano strane voci anche sui patriarchi e sui profeti. Dicevano per esempio che durante questi riti avvenivano cose atroci, ad esempio venivano conficcati degli spilli di ottone nel corpo dei bambini. Se morivano venivano battezzati (perché i montanisti battezzavano i morti[2]) e considerati martiri. Altrimenti erano destinati alla carriera di sacerdoti. Con il loro sangue veniva poi impastato il pane per l&#8217;eucaristia[3]. E questo pane veniva mangiato col formaggio, un cacio caprino possibilmente (tant&#8217;è che alcuni cominciarono chiamarli artotiriti[4]). Poi, dopo aver mangiato pane e formaggio tornavano a pregare e però, per sembrare “contriti e pii”, mentre pregavano tenevano l&#8217;indice infilato nel naso[5] (tanto che alcuni cominciarono a chiamarli Tascodrugitoe, nomigmolo composto da due parole frigiane che significavano piolo e naso). E insomma così, col dito infilato nel naso, pregavano il Padre, il Figlio e un pallone che veniva gonfiato dai profeti[6]. I quali, essendo ispirati dallo Spirito Santo, finivano per riempire i palloni di quella stessa sostanza, che era anche la sostanza del Padre e del figlio. Un&#8217;unica sostanza per tre persone distinte e perciò, nell&#8217;attesa della Pasqua di resurrezione e del ritorno di Cristo, bisognava osservare tre Quaresime. Sulla croce, infatti, avevano sofferto non uno ma tre Salvatori[7]. Al termine della cerimonia se ne tornavano tutti a Pepuza lasciandosi con delle strane formule di saluto. Ce n&#8217;era una che diceva, più o meno: benedetta Eva che ha mangiato il frutto dell&#8217;Albero della conoscenza del bene e del male[8].<br />
In effetti Eva era così ammirata che nel montanismo le donne potevano diventare preti, vescovi o anche profetesse, come Massimilla e Priscilla. Fra l&#8217;altro i profeti, sia uomini che donne, erano considerati superiori al clero istituzionale poiché, a differenza di questi, completavano la dottrina proclamata dagli apostoli proprio attraverso le loro profezie. Dio infatti, che non era riuscito a salvare il mondo attraverso Mosè ed i Profeti, si era incarnato nella Vergine Maria ed in Cristo, suo figlio. Ma siccome nemmeno così era riuscito a salvare il mondo, aveva inviato lo Spirito Santo su Montano, Priscilla, e Massimilla[9].<br />
Il problema fu proprio questo. Questa presunta capacità dello Spirito Santo di mettere in comunicazione diretta i profeti con Dio, sfuggiva ad ogni forma di controllo. Milziade, uno scrittore cattolico, scrisse infatti un libro dal titolo &#8220;Come un profeta non dovrebbe parlare in estasi&#8221;. In questo libro diceva chiaro e tondo che i fenomeni carismatici montanisti erano fenomeni di possessione e niente avevano niente a che spartire con i profeti dell&#8217;Antico Testamento o del Nuovo Testamento. Una vera e propria condanna del montanismo, comunque, arrivò solo nel 202/203 d.C. sotto Papa Zefirino, quando Montano, Priscilla e Massimilla erano già morti da un pezzo e nessuna delle loro profezie si era avverata: neppure quella di Massimilla secondo cui – dopo di lei – non sarebbero nati altri profeti. Non solo nacquero, ma continuarono a profetizzare il ritorno di Cristo fino all&#8217;epoca di Giustiniano (527-565 d.C.) quando Giovanni di Efeso, per ordine dell&#8217;imperatore, guidò una spedizione a Pepuza per stroncare la setta, distruggere il suo tempio e, già che si trovava, bruciare i resti di Montano, Priscilla e Massimilla.</p>
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Note<br />
[1] Anonimo, De Haeresibus, XXVII: “Vicesima septima haeresis Pepuzianorum, qui a loco quodam nominati sunt. Quam desertam civitatem dicit Epiphanius: hanc autem isti divinum aliquid esse arbitrantes, Hierusalem vocant. Tantum dantes mulieribus principatum, ut sacerdotio quoque apud eos honorentur. Dicunt enim duas ecclesias, Quintillae et Priscillae, in eadem civitate Pepuza. Unum sunt cum Cataphrygis. Contemptui autem eos habent, quod se isti Pepuziani caeteris aestiment meliores. Dicunt enim hanc Pepuzam villam fuisse Montani, priscillae et Maximillae, et quia ibi coeperunt praedicare et ibi vixerunt, ideo locum appellarunt Hierusalem. Et quia habitatores loci sunt. ideo caeteris se esse meliores ascribunt”.<br />
[2] Filastrio, Diversarum hereseon liber, XLIX (Ed. F. Marx, CSEL XXXVIII, 1898, p. 26).<br />
[3] Sant&#8217;Agostino, De haeresibus, Liber Unus, XXVI: “Sacramenta perhibentur habere funesta, nam de infantis anniculi sanguine quem de toto eius corpore minutis punctionum vulneribus extorquent, quasi eucharistiam suam conficere perhibentur, miscentes eum farinae, panemque inde facientes. Qui puer si mortuus fuerit, habetur apud eos pro martyre; si autem vixerit, pro maximo sacerdote.”<br />
Questa storia venne negata specialmente nel De Ecstasi di Tertulliano.<br />
[4] Il nome della setta derivava dalla consuetudine di offrire ritualmente in dono pane (in greco artos) e formaggio (in greco tyros) di pecora. Così in Isidoro di Siviglia, Etymologiae, VIII, 5, 22-23.38: “Artotyritae ab abloatione vocati. Panem et caseum offerunt, dicentes primis hominibus oblationem a fructibus terrae et a fructibus ovium fuisse celebratam”. T.A. Contin, Dizionario dell&#8217;eresie, degli errori, e degli scismi: o sia Memorie par servire all&#8217;istoria degli sviamenti dello spirito umano rapporto alla religione cristiana. Opera tr. dal fr. [of F.A.A. Pluquet] ed accresciuta di nuovi articoli, da T.A. Contin: “Ramo di Montanisti, così detti, perché offerivano nei loro misteri del pane e del formaggio: essi pure ammettevano le femine al presbiterato ed al Vescovado. […] Alcuni Montanisti pertanto, riflettendo, che i primi uomini nei loro sacrifizi offerivano a Dio dei frutti della terra, e delle produzioni delle pecore, credettero che convenisse accostarli all&#8217;uso degli antichi Patriarchi, ed offerire a Dio del pane e del formaggio”. Sant&#8217;Agostino, De haeresibus, Liber Unus, XXVIII: “Artotyritae sunt quibus oblatio eorum hoc nomen dedit. Offerunt enim panem et caseum dicentes a primis hominibus oblationes de fructibus terrae et ovium fuisse celebratas. Hos Pepuzianis iungit Epiphanius”.<br />
[5] Epifanio di Salamina, Haereses, XLVIII, 14.<br />
[6] T.A. Contin, Dizionario dell&#8217;eresie, degli errori, e degli scismi: o sia Memorie par servire all&#8217;istoria degli sviamenti dello spirito umano rapporto alla religione cristiana. Opera tr. dal fr. [of F.A.A. Pluquet] ed accresciuta di nuovi articoli, da T.A. Contin: “Asciti. Setta di Montanisti, i quali mettevano presso il loro Altare un pallone, lo gonfiavano assai, e vi ballavano all&#8217;intorno. Essi riguardavano quel pallone, come simbolo proprio ad esprimere, ch&#8217;erano pieni dello Spiritossanto poiché questa era la pretensione dei Montanisti”.<br />
[7] Sofronio Eusebio Girolamo, 384 d.C., Epistolae, XLI<br />
[8] Epifanio di Salamina, Panarion 49, 2.<br />
[9] I montanisti erano convinti che la religione evolvesse in quattro stadi. Primo stadio: religione naturale con il pensiero di Dio innato. Secondo stadio: rivelazione della religione «legale» dell&#8217;Antico Testamento. Terzo stadio: l&#8217;Evangelo di Cristo come parola di grazia. Quarto stadio: Pentecoste, rivelazione dello Spirito. Quest&#8217;ultimo stadio, coi suoi particolari doni, era la religione «spirituale» per eccellenza. Quella cui si dovrebbe giungere al culmine della spiritualità. </p>
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